La rivoluzione della new economy estratto da l’era dell’accesso di Rifkin

"Quando quasi tutto quello che ci riguarda diventa un'attività a pagamento, l'esistenza si tramuta nella più sofisticata forma di prodotto commerciale, e la sfera economica nell'arbitro finale della nostra vita personale e sociale."

Perché leggere un libro di economia? Per quale ragione l'opera del presidente della Foundation on Economic Trends è dibattuta da quotidiani e televisioni, coinvolgendo filosofi, intellettuali e politici? Semplicemente perché L'età dell'accesso è davvero un testo rivelatore: descrive l'oggi e il domani, riflette sulla rivoluzione in atto che, per la sua particolare natura, partendo dalla sfera economica si fa, a pieno titolo, rivoluzione culturale, prospetta una radicale trasformazione sociale e politica da cui nessuno (ma proprio nessuno) può sfuggire, vede come il corpo, la mente, le relazioni, la vita degli uomini si subordino ad un nuovo ordine mondiale.
Bisogna prima di tutto partire dal concetto espresso nel titolo: l'età dell'accesso è quella di cui stiamo vedendo gli albori e che prevede la fine dei tradizionali concetti economici di mercato, proprietà, beni. "Accesso" (sostantivo che inizia ad assumere l'attuale significato solo dal 1991) significa poter usufruire di servizi, cultura, informazione, relazioni, ricchezza; "accesso" come parola-chiave, nella nuova società delle reti, per entrare nell'esistenza e non esserne esclusi, per essere in qualche modo attori di questa realtà che ha sostituito il bene immateriale a quello materiale, l'uso momentaneo all'acquisto, il rapporto fornitore di servizi-utente a quello tradizionale compratore-venditore. Il pensare poi che solo poco più del 25 per cento dell'umanità ha la reale possibilità di accedere alla nuova economia delle reti e che almeno il 60 per cento della popolazione della terra è, e sarà, esclusa da questo sistema mostra come il divario tra chi esiste davvero e chi lotta ogni minuto per sopravvivere si stia facendo incolmabile. Tutto, sempre più, viene offerto come servizio, dato in uso, in affitto: non conviene acquistare, possedere, ma utilizzare, per il periodo necessario, ciò che è da altri posto in rete: spesso il "bene" è addirittura regalato perché non è da quello che viene ricchezza, ma dai servizi a quello collegato. Quindi sempre maggiore sarà la concentrazione di chi può offrire tutta una serie di servizi, e ancor più, di conoscenze. La cultura infatti è la più preziosa delle merci: l'intelligenza, le idee sono le prime a essere "affittate", subordinate al commercio, alla redditività e alla richiesta del nuovo mercato. In una recente intervista Rifkin ha tributato un elogio all'Italia: qui, dice, il rapporto cultura-commercio vede ancora la prima come valore superiore, negli Stati Uniti invece nessuno, istintivamente, lo pensa più. La mutazione intellettuale si è così risolta nella totale subordinazione dell'intelligenza al suo uso mercantile. Ma anche la sfera affettiva, il mondo di relazioni sta cambiando. Si è capito come vendere "comportamenti" sia altamente fruttuoso, come mercificare i rapporti sia ormai necessario, in quanto il nuovo concetto di libertà (caduto quello classico che considera l'autonomia come massima espressione dell'essere liberi) che vede la relazione (la rete appunto) come autentica forma di libertà, pone anche l'esigenza di creare rapporti "artificiali" all'interno del sistema. L'esasperazione di ciò è ben rappresentata dal film The Truman Show, ma altrettanto agghiaccianti sono i sempre più numerosi CID (common interest developments) comunità residenziali che offrono non tanto appartamenti (bene secondario e meno interessante), quanto stili di vita: "l'acquisto della casa rappresenta il biglietto d'ingresso a uno stile di vita preconfezionato". Altro esempio, diffuso e sotto gli occhi di tutti, può essere la vendita in multiproprietà in località turisticamente attrezzate, o le agenzie di viaggio che offrono vacanze "programmate" a seconda del target di riferimento. Riprogrammare la mente quindi è necessario, e questo inizia a valere anche per gli affetti e i sentimenti.
E allora non c'è via di scampo? Il libro non è e non vuole essere apocalittico, è solo la descrizione di un processo in atto e la verifica delle sue conseguenze. Ma esiste anche (tutta la Storia è stata questo) una dialettica: la protesta di Seattle lo dimostra, il bisogno di una nuova ecologia della mente e di riappropriarsi delle proprie caratteristiche genetiche, etniche, delle particolarità culturali che la tradizione ha creato. Quindi sarà indispensabile molta attenzione (in quanto la pervasività di questa rivoluzione che non può e non sarà fermata tende a togliere il necessario senso critico per osservarne le conseguenze), momenti di "silenzio", attimi in cui si esce dall'"accesso" e si riflette su noi, sul mondo e soprattutto sugli "altri", gli esclusi, i "non collegati" alla vita.

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