PRIVACY e WEB 2.0

Posted on 11 giugno 2008

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Il problema relativo alla tutela della privacy rappresenta una tematica scottante nell’ambito della tecnologia web 2.0, ed in particolare in riferimento ai social network.

L’esempio di Facebook porta alla luce questa problematica in modo piuttosto singolare, come la questione “Opt in VS Opt out”, legata a meccanismi come Beacon. 

Al lancio dell’iniziativa è stato materialmente difficile comprendere cosa stesse accadendo, in quanto all’utente non è stato proposto di condividere le proprie azioni ma, al contrario, il default è rappresentato dal consenso stesso. Infatti i dati vengono comunque condivisi, e le azioni di acquisto e navigazione degli utenti vengono tracciate e spedite a Facebook, anche nel momento in cui l’utente decide di non fruire del sistema.

Questi annunci personalizzati permettono di mostrare nel proprio flusso di notizie gli ultimi articoli acquistati e/o osservati.

In questo modo è possibile realizzare campagne che possono essere focalizzate su particolari segmenti di mercato.

A tutela della privacy, viene dunque fortemente criticata l’opzione Opt-out (che si configura come una pop-up box), a causa del fatto che essa scompare nel giro di pochi secondi.

Sarebbe invece più opportuno permettere agli utenti di “spegnere” meccanismi come Beacon, ed includere un’opzione Opt-in per coloro i quali desiderano invece ricevere il servizio. 

L’unione tra il social network e la strategia di advertising on line rappresenta il mix tra due delle forze più potenti presenti in Internet oggi. Per questo motivo è cresciuta la preoccupazione nei confronti di una privacy che sembra essere sempre meno tutelata, e sempre più soggetta a veri e propri obiettivi di marketing, attraverso la fornitura dei dati personali alle agenzie di advertising.

Un’altra dimensione rilevante che si associa al problema della tutela della privacy sui social network, è legata al sempre più frequente problema delle identità rubate: i casi di frode on line infatti hanno cominciato a moltiplicarsi, vista la semplicità con la quale è possibile manipolare i profili degli utenti. Bastano infatti poche informazioni dettagliate sul privato dell’utente per avviare una ricerca più approfondita sulla persona. 

Pubblicare il proprio profilo costituisce quindi un forte rischio per una possibile manipolazione dei propri dati.

Il problema risulta quindi essere legato all’intrusività del meccanismo, che in questo modo si configura come “molto poco 2.0”.

Brunella Cocchi

Posted in: corso di crm