La guerra per l’informazione

Posted on 7 giugno 2008

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 Il board di Yahoo! ha ufficialmente respinto l’offerta di acquisto da 44,6 miliardi di dollari, da parte di Microsoft, dopo “un’attenta valutazione” perché “sottovaluta in modo sostanziale Yahoo e il suo brand”, nonché “le future prospettive di crescita e la potenziale crescita dei profitti”. Il cda ha “deciso all’unanimità che la proposta non è nel miglior interesse di Yahoo! e dei nostri azionisti”, e ha precisato che “continua a valutare tutte le opzioni strategiche in un contesto di rapida evoluzione del settore” che possano massimizzare “il valore per tutti gli azionisti”.

Si chiude così il tormentone che fino allo scorso febbraio aveva meritato le prime pagine su tutti i quotidiani del mondo.

Ma perché tutto questo interesse da parte di Microsoft per un’azienda i cui utili sono in calo dalla fine del 2006 e il cui titolo oscilla sul minimo degli ultimi quattro anni?

E’ con la possibilità di costruire delle banche dati a partire dai consumi digitali e immateriali, come i siti visitati o le parole cercate su un motore di ricerca o su un portale di video, che la dimensione delle informazioni raccolte diventa globale e di valore inestimabile. Ecco cosa aveva spinto Microsoft a questa onerosa operazione: la corsa all’acquisizione di informazioni.

Oggi come ieri, le informazioni sono alla base del potere, anche economico. Nel 1987 Gordon Gekko, un cinico magnate della finanza (“Wall Street”, regia di Oliver Stone), sostenne come l’informazione fosse il bene più prezioso che conoscesse.

Il possesso delle informazioni consente di pianificare business futuri: creare community, proporre nuove offerte alle imprese e soluzioni a nuovi bisogni del consumatore finale.

La pubblicità sui motori di ricerca cresce inoltre molto più rapidamente che in qualsiasi altro mezzo di comunicazione e informazione, anche più che in qualsiasi altro portale o sito internet, perché il motore è lo strumento principale che noi tutti utilizziamo per le ricerche quotidiane sul web.

Google, il motore di ricerca più utilizzato al mondo, è in grado di offrire ai propri inserzionisti un modo efficace per raggiungere i potenziali clienti, agli utilizzatori il modo più veloce per arrivare all’informazione desiderata, ai blogger e ai proprietari di siti la possibilità di introiti in cambio di spazio da dedicare alla pubblicità.

Il motore è in grado di presentare a ciascuno una diversa gerarchia dei siti rilevati perché considera la storia di ricerca di ognuno, al contrario dei siti che devono utilizzare le registrazioni per raccogliere informazioni, in cambio di un maggior accesso ai servizi.

Le informazioni consentono di instaurare delle relazioni con gli individui. Per questo motivo gli investimenti pubblicitari e l’interesse di grandi imprese come Google e Microsoft sembrano giustificati, in  quanto orientate a strategie basate sulla personalizzazione dell’offerta e al direct marketing. Così facendo le imprese potrebbero instaurare un rapporto diretto con i propri clienti e offrire loro spunti di acquisto mirati ai loro consumi.

Non c’è dubbio che il graduale superamento del tradizionale modello promozionale denominato “one-size-fit-all” sia dovuto alle possibilità di promozione legate alle nuove tecnologie. Ricostruire modelli di consumo sulla base di profili d’acquisto sembra oggi la via più adatta e innovativa, al fine di ottimizzare gli investimenti in comunicazione commerciale.

 Giovanni Convertino

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