Il futuro di E-Bay ? Puntare sulla sicurezza

Posted on 29 maggio 2007

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E-bay, presente con 32 siti in altrettanti Paesi, è stata la società di e-commerce che ha registrato la crescita più rapida nella storia americana. Ha ben 9 mila dipendenti, ma se negli USA dovesse assumere tutti quelli che, attraverso la sua piattaforma, traggono un reddito con cui vivono, sarebbe il secondo datore di lavoro privato del Paese, dopo Wal-Mart; nel 2005 ha fatturato 4 Miliardi di Dollari.
La realtà di E-bay è quindi costituita da tantissimi self-made sellers, piccoli e medi venditori che su questa piattaforma ci sono nati o che, al contrario, vi ci sono trasferiti, passando dal commercio tradizionale a quello online.
Tuttavia, da studi realizzati da diversi analisti, arriva l’allarme crescita: il valore delle merci scambiate sarebbe diminuito, passando dal 40 % della fine del 2005 al 26% del primo trimestre 2006. Difficilmente la società potrà guadagnare nuove fette di mercato nel commercio elettronico mondiale, incrinando in qualche modo una certezza di crescita che aveva accompagnato la casa d’aste online fin dalla sua nascita. Sia il mercato statunitense che quello europeo sono ormai maturi, mentre la concorrenza si fa sentire in nazioni importanti, come la Corea del Sud e la Cina. Le nuove sfide si giocano quindi nelle zone periferiche e anche la nostra Italia, sebbene costituisca già un buon mercato, può costituire un potenziale campo di ulteriore sviluppo.
E-bay.it ha cinque anni di vita, 3 milioni di utenti registrati, 6 mila negozi, termine con cui si intendono le vetrine online, in ognuna delle quali sono raccolte le offerte del singolo venditore, 3500 categorie merceologiche, ma cioè che più è importante, un tasso di crescita del 100%. La maggiore differenza del mercato italiano rispetto a quelli statunitense ed europeo è costituita dal numero di persone che traggono una fonte di reddito primaria o comunque significativa dal commercio online attraverso e-bay, che ad oggi sono circa 8000.
La piattaforma ha fatto e fa da levatrice dell’e-commerce e da trampolino di lancio per molte attività, che partono con piccoli negozi sul sito per poi spostarsi su una realtà indipendente; il passaggio verso siti indipendenti è spesso dovuto alle limitazioni strutturali e alla scarsità degli strumenti integrati di gestione di e-bay, oltre al mal funzionamento della comunicazione via mail tra gli inserzionisti e la casa madre.
Un’altra questione molto spinosa è quella relativa alla sicurezza delle transazioni, poiché per i commercianti e i consumatori la sicurezza rappresenta la preoccupazione principale per qualsiasi attività commerciale online. Molti potenziali acquirenti o venditori sono spaventati dalle vendite online, a causa della possibilità d’essere vittime di truffe, di acquistare da negozi “rubati”, ma soprattutto essi sono restii a fornire codici e numeri di carte di credito, soprattutto se non prepagate; inoltre, recenti sondaggi hanno rilevato che quasi l’85% degli utenti ha citato i problemi di sicurezza come il deterrente numero uno per la gestione di attività di e-commerce.
Per cercare di affrontare e risolvere soprattutto quest’ultimo problema, la politica di e-bay al riguardo è quella di incentivare l’uso del sistema di pagamento PayPal, acquisito nel 2003.
PayPal si prefigge principalmente l’obiettivo di proteggere entrambe le parti coinvolte nella transazione mettendo a disposizione degli utenti il servizio di un team antifrode, composto in prevalenza da ex agenti delle forze dell’ordine, che lavora inoltre a stretto contatto con le agenzie statali, come la Polizia Postale.
Il programma offre al venditore la protezione chargeback sulle transazioni qualificate: chargeback è il termine tecnico usato dai circuiti internazionali di carte di pagamento che indica una modalità attraverso cui vengono gestiti i movimenti soggetti a contestazioni da parte dei titolari di carte di credito; un chargeback ad esempio si verifica quando il titolare chiede alla società emittente della carta di credito il rimborso (storno) di una transazione già avvenuta; i motivi più frequenti per i quali viene contestata una transazione possono essere una transazione non riconosciuta (è la situazione più comune, ovvero quando il titolare non riconosce uno o più movimenti elencati nell’estratto conto), il caso in cui il titolare non riceve la merce acquistata e infine quando il titolare riceve merce non conforme alla descrizione o difettosa etc… PayPal protegge i commercianti da questa responsabilità, mettendo come detto a loro disposizione un team specifico con il compito esclusivo di contestare i chargeback a carico degli utenti danneggiati.
Anche per l’acquirente sono previste misure di protezione, come la non trasmissione a terzi dei numeri della carta di credito o delle informazioni sul conto bancario, che sono costantemente sotto la protezione del firewall, la cui funzionalità principale in sostanza è quella di creare un filtro sulle connessioni entranti ed uscenti, innalzando il livello di sicurezza della rete e permettendo sia agli utenti interni che a quelli esterni di operare nel massimo della sicurezza.
L’obiettivo di PayPal è quindi anticipare e bloccare il rischio di frode, prima ancora che si manifesti concretamente una perdita monetaria per gli utenti.
Poter acquistare e vendere in piena tranquillità, senza alcun rischio, stando semplicemente davanti al proprio computer, evitando qualsiasi scambio reale di denaro tra le parti, come invece è necessario con i tradizionali vaglia postali, accorciando i tempi di pagamento rendendoli addirittura istantanei… questo è con tutta certezza lo scenario ideale in cui gli utenti vorrebbero fare i loro affari! Forse quello che ancora manca, soprattutto nel nostro Paese, è la cultura dell’acquisto online e quindi la conseguente sfiducia nelle moderne modalità di pagamento che l’e-commerce, per essere davvero tale, comporta.
Facendo parte di quella folta schiera di iscritti a e-bay.it, non posso non confessare la mia iniziale titubanza a fornire i miei dati e soprattutto il numero della carta di credito per la registrazione a Paypal, ma dopo infiniti vaglia, ricariche PostePay e bonifici bancari per pagare i miei acquisti, era arrivato il momento di fare un salto di qualità come utente, rendendo tutto molto più semplice e veloce. L’unico sforzo è probabilmente quello di stampare ogni volta una copia della mail che conferma la transazione avvenuta e controllare poi l’estratto conto bancario… e tutto questo costituisce più un mio scrupolo che una reale necessità.
È facile però notare dalla lettura delle inserzioni delle varie aste come soprattutto i venditori italiani difficilmente accettino pagamenti online, nonostante la tendenza stia cambiando, mentre questo sistema è ormai una prassi in quasi tutti gli altri Paesi. Il discorso ritorna quindi alla scarsa cultura e alla scarsa fiducia nel commercio attraverso Internet.
Ma in un mondo che si allarga sempre di più, che diventa sempre più globale, possiamo ancora permetterci di avere questa costante sfiducia? Forse è giunta ormai l’ora di aprirci maggiormente verso tutte le nuove modalità di scambio online…

Alessandra Lugli

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