EDUCATION 2.0 Web Based nelle scuole

Posted on 18 maggio 2007

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La nuova visione dei programmi NO-Royalty

Le applicazioni web based stanno cambiando il modo in cui gli educatori e gli studenti utilizzano l’informatica nelle scuole, questo perché le nuove generazioni di studenti vogliono essere coinvolte attivamente e sentirsi parte integrante nella costruzione di una comunità di conoscenza collaborativa.
È cosi programmi come Word processor e programmi per il calcolo elettronico oggi sono tradizionalmente installati nei diversi personal computer e, il più delle volte, richiedono anche il pagamento di costose licenze di utilizzo. Mentre i sostenitori dell’uso nelle scuole dei nuovi software web based sostengono che questi riducono al minimo i problemi di compatibilità e favoriscono il lavoro collaborativo, oltre a ridurre senza dubbio i costi(NO-Royalty).
L’utilizzo delle applicazioni di rete nelle scuole di tutto il mondo Occidentale in realtà non è una novità. Gli studenti da anni ormai utilizzano i programmi di posta elettronica ed accedono al web tramite i browser. Le stesse strutture amministrative scolastiche si appoggiano su database e reti di istituto che stanno sul web. Ma la novità di questi ultimi tempi sta nel fatto che ora anche le applicazioni così dette da ufficio (es. Microsoft Office) sono messi a disposizione – gratuitamente – sul web. Su quest’onda la società che ha maggiormente puntato su proposte di questo genere è Google, dove si possono provare e trovare questi servizi, questo sia perché la fornitura di servizi via web fa parte della ‘ragione sociale’ del colosso di Montain Wiew il cui modello di business è tutto incentrato sulla vendita dei servizi pubblicitari e quindi il principale obiettivo della società è di incrementare il traffico Internet nei propri siti, sia perché si tratta di una mossa che dovrebbe indebolire uno dei principali concorrenti di Google, la Microsoft che proprio sul pagamento delle royalty per la concessione d’uso dei programmi per l’ufficio ha fondato tutte le sue fortune.
Google offre l’utilizzo gratuito direttamente dal suo sito web di un pacchetto di software chiamato Google Docs & Spreadsheets che contiene un programma per video scrittura e un programma di calcolo. Oltre a questo pacchetto però Google già da tempo offre molti altri servizi gratuiti via web: dal programma per il ritocco delle immagini Picasa, fino al servizio di blog gratuito blogger.com. Ora questo insieme di servizi che fino a poco tempo fa venivano offerti separatamente sono stati raccolti in un nuovo sito denominato proprio “Google for Educators” che ha lo specifico obiettivo di consentire al mondo della scuola di poter lavorare completamente online. Al cui interno troviamo Google Apps per l’Istruzione, che mette a disposizione un pacchetto di servizi (posta, calendario, messenger) che rientra all’interno di un più vasto progetto (Google for Educators) di cui fa parte anche l’interessante Infinite Thinking Machine: uno strumento per “trasportare docenti e alunni nel 21simo secolo”, con tanto di blog, filmati e altri elementi multimediali per dar vita a lezioni più interattive e tecnologiche.
Ma non c’è soltanto Google che ha deciso di avventurarsi lungo questo percorso del software web based. Probabilmente per cercare di limitare i danni che potrebbe ricevere da questa iniziativa anche Microsoft ha deciso di coprire questo nuovo settore di business ed ha dichiarato che offrirà sempre maggiori funzionalità via web nei prossimi aggiornamenti dei suoi programmi per l’ufficio. Altre aziende o sviluppatori mettono a disposizione prodotti estremamente interessanti e sempre improntati alla condivisione delle informazioni e del lavoro via web. Fra questi citiamo ancora due esempi: si stanno facendo sempre più largo anche i wiki (si veda WikiSpace) e i sistemi di bookmarking collaborativo, come lo specifico stu.dicio.us. e “wikicalc” un foglio elettronico che consente di calcolare mettendo le cifre in colonne e righe di applicare formule matematiche e altre operazioni simili, il tutto via web e in condivisione con altre persone; “slideshare” che consente di condividere in modalità wiki delle presentazioni in Power Point e di Open Office.
La sempre maggiore diffusione della banda larga e il successo delle applicazioni del Web 2.0 stanno accelerando la diffusione del software che può essere utilizzato tramite l’accesso via internet, questo perché il Web 2.0 semplifica la capacità comunicativa degli individui dato che tutti possono creare e caricare stampe, audio e video su Internet. Questo rappresenta un cambiamento radicale visto che sino a non molto tempo fa’, aggiungere contenuto Web era qualcosa riservato solo ai web designer che avevano la necessaria conoscenza e il tempo per creare pagine web utilizzando complicati software per pc. Ora, siti internet facili da usare incoraggiano gli utenti a pubblicare i loro materiali senza dover conoscere il codice HTML. Un Esempio di questa nuova tendenza l’abbiamo negli Stati Uniti, dove è presente quella che viene chiamata “edublogosphere”, che costituisce già un genere a sé stante, con flotte di docenti ed educatori che condividono on line buone pratiche didattiche e gli ultimi aggiornamenti professionali. Così la funzione del blog può essere vista per espandere le attività del corso oltre le quattro mura di una classe, così gli studenti possono rivolgersi ad un’audience globale piuttosto che solo ai compagni di classe ed al docente. Sempre negli Stati Uniti, a Durham in North Caroline, un’iniziativa della Duke University può servire da esempio particolarmente notevole dell’innovazione possibile con il Web 2.0. La Duke, pioniera in questo scenario, ha fatto parlare di se già nel 2004 quando ha regalato degli iPod alle matricole come parte della Duke Digital Initiative pluriennale per “stimolare un uso creativo della tecnologia digitale nella vita del campus ed accademica”. La Duke ha sviluppato vari utilizzi educativi per gli iPod, molti dei quali includono elementi interattivi tipici del Web 2.0. Gli studenti possono registrare lezioni, discussioni, interviste, e presentazioni e quindi caricare immagini ed audio nello spazio condiviso del corso. I docenti registrano tutto, dalle interviste agli esami orali, fino alle lezioni in classe con la possibilità di scaricare i contributi degli studenti direttamente sui loro iPod. In aggiunta al testare le applicazioni Web 2.0 sugli iPod, la Duke sta conducendo ricerche su come vari altri strumenti multimediali e tecnologie possano essere sfruttati nell’ambito accademico, specialmente nelle aree del podcasting, della creazione di materiale didattico multimediale, dei progetti video degli studenti, dell’uso dei tablet PC, e della cattura digitale di lezioni e presentazioni della classe.
Così si può evidenziare come a oggi questa tendenza si sta evolvendo ed è da un po’ che in molte classi vengono usati con disinvoltura anche servizi di multimedia-sharing: c’è chi fa un uso massiccio di YouTube per i corsi di media studies; o ancora chi ricorre a Flickr per annotare e discutere immagini e opere d’arte in maniera collaborativa. Così la tendenza è molto più vasta e sconfina dalla semplice blogosfera per abbracciare tutto quanto è Web 2.0. E quindi podcast (un esempio all’avanguardia, fu quello offerto dalla storica e prestigiosa Harvard University che per prima, lanciò un ricco progetto di contenuti per iTunes attraverso cui sottoscrivere gli mp3 delle lezioni e dei seminari, ma anche interviste, musica e notiziari con le ultime attività), servizi per condivisione di risorse (video, diapositive, documenti, immagini), fino a veri e proprio social network verticali iper-animati e frequentati. Attualmente, la vera frontiera per l’educational on line è comunque rappresentata dai software per la costruzione di social network verticali. Tra i progetti più spinti su questo fronte c’è Elgg, applicativo open source progettato specificatamente per questo segmento. I suoi ideatori lo definiscono un “learning landscape”, in quanto abilita docenti e alunni a dar vita a comunità di pratiche su specifici argomenti (facilmente rintracciabili, grazie al consistente utilizzo di tag) per confrontare le conoscenze e scambiarsi risorse. Come in un normale social network, ogni membro dispone di una pagina personale, un spazio per lo storage di risorse, un aggregatore di feed. Sempre sull’onda dei Sistemi Collaborativi, sono stati ben accolti anche Nuvvo e Digi[cation]. Il primo è un servizio che permette ai docenti di creare (e poi segnalare ai propri alunni) lezioni multimediali, approfondimenti, test, verifiche. Il secondo, invece, si presenta come un sofisticato sistema di gestione per le attività didattiche: orari dei corsi, syllabus, compiti e ricerche da effettuare. I professori possono pubblicare le proprie lezioni e decidere chi può visualizzarle e chi no, secondo diversi livelli di permessi. E, soprattutto, come in ogni progetto 2.0 che si rispetti, tutto può essere facilmente commentato e discusso.
I sostenitori dell’utilità didattica dell’utilizzo dei programmi web based affermano che il loro utilizzo dovrebbe facilitare sempre di più la condivisione di documenti e contenuti e rendere più facile lavorare in gruppo su uno stesso documento. Insomma sono lo strumento ideale per le comunità di interessi o di obiettivi. L’utilizzo dei programmi web based dovrebbe anche risolvere molti dei problemi di incompatibilità del software che tuttora esistono. Se un file viene edito con uno di questi programmi chiunque lo può leggere e correggere da casa propria, è sufficiente che disponga di un accesso ad internet a banda larga con cui poter accedere al programma che ha originato il file. Dagli studi fatti a oggi il 41% del campione degli studenti osservato afferma di preferire docenti che fanno un uso moderato delle tecnologie dell’informazione, il 27% gradirebbe un uso massiccio, mentre al contrario un 26% desidererebbe un uso limitato. Alla luce della rapida espansione delle tecnologie Web 2.0 nella vita di tutti i giorni di questi studenti, queste preferenze tenderanno a diventare più pronunciate nelle nuove generazioni che domanderanno un maggiore uso di queste tecnologie da parte dei docenti.
Va evidenziato però che gli aspetti non sono solo positivi. Per poter utilizzare il software web based è necessario disporre di una connessione ad Internet a banda larga. Un altro problema è rappresentato dalla velocità di utilizzo dei programmi: non sempre i programmi web based sono così veloci come i loro omologhi scaricati sul nostro disco fisso, questo perché in certi momenti la rete può rallentare e rendere più complessa la pubblicazione del proprio materiale. Infine anche sul fronte della sicurezza dei dati esistono alcune perplessità.
Tuttavia, a fronte di questi problemi irrisolti, chi ha effettivamente utilizzato questi programmi generalmente se ne è dichiarato molto soddisfatto. Il loro utilizzo consente anche a chi non è dotato un personal computer nella propria abitazione di poter accedere al materiale scolastico presso un internet point, da una biblioteca o da qualsiasi accesso pubblico. Facilitano notevolmente il lavoro a distanza, così non c’è più bisogno di usare floppy disk oppure di preoccuparsi della compatibilità dei supporti o dei programmi. In qualsiasi momento e da qualsiasi luogo l’insegnante e lo studente possono riprendere il proprio lavoro senza preoccuparsi di spostare i contenuti da un luogo all’altro, di cercare supporti compatibili o che dispongano del software necessario.
È così che nell’ottica dell’acquisizione delle capacità di apprendimento cooperativo e della creazione di reti di apprendimento questi programmi, associati a quelli ‘classici’ del web 2.0 (dal blog, ai wiki, dal podcast e al videocast) consentono di ricreare un ambiente di apprendimento ideale: disponibile e accessibile sempre e dovunque.
Con il Web 2.0 vediamo il passaggio da siti web statici che offrono informazione, a comunità dinamiche coinvolte in conversazioni reciproche fra editori ed audience. Ora lo stesso processo sta trovando la sua strada nelle più alte istituzioni educative, cambiando irrevocabilmente l’esperienza d’apprendimento una volta per tutte. È così che gli studenti di oggi hanno grandi aspettative, armati di un insieme di strumenti che rendono la collaborazione sempre attiva, e la condivisione di idee, l’espressione personale e la distribuzione di informazioni un’esperienza coinvolgente e guidata socialmente.

Federico Capoccia

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