Il web 3.0

Posted on 7 maggio 2007

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Il passo significativo della versione 2.0 rispetto alla nascita è stato senza dubbio l’apporto sociale: social network e condivisione dei contenuti  sono stati i due grandi cavalli di battaglia di Web 2.0. MySpace, You Tube, Facebook ne sono esempio.
Non più un insieme di reti isolato, ma un sistema di rete di reti che permette un novo modo di fruizione delle conoscenza. Web 2.0 non ha voluto far evolvere la storica tecnologia TCP/IP, ma si è concentrato sugli strumenti che utilizzano l’infrastruttura tecnologica basata su Internet, dando enfasi ai contenuti e all’interazione, facendo entrare nella rete globale altri strumenti periferici come i cellulari, la TV, la radio, per una condivisione dei dati tra diverse piattaforme tecnologiche.
Ma forse non tutti sanno che il termine Web 2.0 che usiamo per parlare della fase attuale di vita di Internet in realtà è tanto di marchio registrato di proprietà del gruppo OReilly  e difeso dagli agguerriti legali della società che organizza i famosi Web Summit.
Qualcuno si è divertito a sottolineare l’ineguaglianza partecipativa che sembra pazzesca: in YouTube ad ogni upload corrispondono 1.538 download e pare che la metà dei contenuti inseriti in Wikipedia sia inserito dallo 0,7 dei wikipedians.
Sembrerebbe quasi che, in un attimo, Web 2.0 sia passato di moda. Insomma ci vuole un nuovo mood. Ed eccolo che arriva portato trionfalmente a spalla addirittura da grandi testate non tecniche.
Il New York Times consacra il Web 3.0, tornando a parlare di Web Semantico. Web 3.0 dovrebbe debuttare a breve  e sarà più connesso, aperto, basato su tecnologie semantiche, database distribuiti e linguaggio naturale, agenti intelligenti autonomi (web agents).
Questo è un luogo in cui le macchine riescono a leggere i siti proprio come, o quasi, lo facciamo noi umani. In altre parole un web in grado di essere setacciato dai motori di ricerca in maniera più efficace di quanto non avvenga oggi, “un insieme di standard che inseriscono il Web in un enorme database”. Tale visione della futura ragnatela ha anche altre interpretazioni, come ad esempio il 3d  web: una rete navigabile proprio come se si percorresse una città. Senza allontanarsi dal proprio pc sarà possibile esplorare strade e negozi,  o fare un giro in una capitale europea. Un concept che richiama moltissimo il popolare mondo virtuale di SecondLife, in cui condividere le proprie esperienze di navigazione.  Un web “media-centrico” è quello in cui sarà possibile ricercare media (foto o musica) attraverso l’utilizzo di altri media senza toccare la tastiera del proprio computer. Una sorta di riconoscimento digitale dei contenuti o delle somiglianze di foto e testi (esperimento già in corso in alcuni siti di e-shopping). L’ultima (delirante?) immagine del web 3.0 è quella del “Pervasive Web”. Una rete sempre presente sul tuo Pc, nel tuo cellulare, nei tuoi vestiti o addirittura all’interno di gioielli. Una vita always  connected in cui anche la finestra della tua camera da letto è sempre online in modo tale da controllarne le previsioni meteo ed aprirla (o chiuderla) all’occorrenza. Come si evince da queste visioni, il Web 3.0 al  momento non è niente di più di un incontro/scontro di idee che hanno comunque un loro studio alle spalle. Molte compagnie, come HP, Yahoo o Radar Network, stanno adottando ufficialmente gli standard del Web Semantico. Google  e Microsoft stanno facendo importanti investimenti nel Web 3d, mentre Polar Rose ed Ojos stanno studiando la ricerca per immagini. Anche se nessuno sa come il Web 3.0 sarà, una cosa è certa: arriverà molto presto!

Paolo Bordiere

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