Incredibile come fosse moderna la visione dell’e-commerce

anche i 3 monitor piatti sulla scrivania sono molto simili a quelli che usiamo oggi

4 Responses to “Si parlava di e-commerce già nel 1967”

  1. Biljana Says:

    è talmente straordinario che parrebbe quasi un falso, una specie di parodia. Non solo e-commerce, comunque. Si anticipano anche i concetti di webcam e di home banking…
    Meravigliosi anni ‘60!

  2. un amigo del nuovo amigo Says:

    ……..senza parole…….forse osservare attentamente il passato aiuta a migliorare il futuro..

  3. Sauro Says:

    Si, sembra quasi una specie di parodia…ma è impressionante quante idee siano perfettamente identiche a quello che vediamo oggi…
    …io sinceramente ho sempre pensato che negli anni ‘60 c’è stato un enorme progresso…quasi sospetto…che potrebbe far quasi pensare che in quel periodo avessero scoperto qualcosa di così sorprendente da averla poi dovuto nascondere facendo regredire un po tutto quel progresso…

  4. Anna Says:

    Facendo un passo in avanti, e focalizzando l’analisi sul nostro Paese, proprio il 3 Giugno 2008 si sono festeggiati i primi 10 anni di e-commerce in Italia. il primo acquisto infatti risale al 1998, con come oggetto d’acquisto un libro di Camilleri.
    Il fenomeno che compare oggi in Italia è una crescita poco significativa (5,2 milioni, contro i 4,7 milioni dell’anno scorso) degli utenti, e una sostanziale mancanza di offerta: di conseguenza l’Italia, dopo dieci anni di e-commerce, è ancora fanalino di coda in Europa.
    si riconosce un incremento poco significativo della domanda del servizio a causa della “sospettosità” degli italiani: alimentano troppi pregiudizi nei confronti di tale tipologia di acquisti , temono che i dati della carta di credito siano rubati o di ricevere un cattivo servizio da parte del negozio. Paure, ormai, ingiustificate, poichè da recenti ricerche emerge che il 98% degli acquirenti online sia stato molto soddisfatto dall’esperienza d’acquisto.
    L’altra faccia del problema riguarda le aziende. In Italia c’è una situazione anomala, il 50 per cento dei fatturati dell’e-commerce viene da viaggi e biglietti, mentre altrove prevale la vendita di prodotti fisici. Il motivo è che molti produttori, anche nomi noti del made in Italy, ancora diffidano dell’online. Non mettono nei negozi e-commerce i propri prodotti. Non conoscono il valore delle nuove tecnologie oppure temono che i canali online cannibalizzino quelli tradizionali.
    Paure che sanno di arretratezza culturale e che sempre più penalizzeranno il made in Italy sul piano della concorrenza internazionale.
    I prodotti italiani potrebbero e dovrebbero essere acquistati di più da utenti stranieri, se l’offerta fosse più ricca.
    chissà se i lungimiranti promotori dell’e-commerce del ‘67 sarebbero in grado di portare l’e-commerce italiano a una svolta?

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